TIN -TEATRO INSTABILE NAPOLI vico del Fico al Purgatorio, 38 – Napoli   12 aprile 2025 13 aprile 2025    “LA DODICESIMA NOTTE”

TIN -TEATRO INSTABILE NAPOLI

vico del Fico al Purgatorio, 38 – Napoli

 

12 aprile 2025

13 aprile 2025

 

 “LA DODICESIMA NOTTE”

di William Shakespeare

con

Gianni Sallustro, Nicla Tirozzi

e con

Tommaso Sepe, Alessandro Cariello, Davide Cariello, Nancy Pia De Simone, Vincenza Granato, Luigi Guerra, Noemi Iovino, Carlo Paolo Sepe, Salvatore Ciro Tufano, Gennaro Zannelli, Ferdinando Cozzolino

 

Adattamento e Regia:

Gianmarco Cesario

Costumi:

Melissa De Vincenzo

Disegno Luci, Grafica, Ottimizzazione:

Marcello Radano

Aiuto regia:

Maria Crispo

Assistente alla regia:

Lucia Saviano

Produzione:

Talentum Production di Marcello Radano

Sabato 12 alle 20 e domenica 13 aprile alle 18 al Tin – Teatro Instabile Napoli va in scena “La dodicesima notte” di William Shakespeare con adattamento e regia di Gianmarco Cesario. In scena ci sono: Gianni Sallustro, Nicla Tirozzi e con Tommaso Sepe, Alessandro Cariello, Davide Cariello, Nancy Pia De Simone, Vincenza Granato, Luigi Guerra, Noemi Iovino, Carlo Paolo Sepe, Salvatore Ciro Tufano, Gennaro Zannelli, Ferdinando Cozzolino. La produzione è della Talentum Production, i costumi di Melissa De Vincenzo, grafica e luci di Marcello Radano, aiuto regia Maria Crispo e assistente alla regia Lucia Saviano.

“La dodicesima notte” è una commedia dal ritmo frenetico, corale, fondata sugli equivoci, sugli scambi di identità e di genere. Collocata alla fine del regno di Elisabetta I, segna il culmine della stagione delle commedie d’amore di Shakespeare e precede quella delle grandi tragedie. Il titolo allude alla festa della dodicesima notte (corrispondente all’Epifania) chiamata in questo modo per il numero dei giorni (12) che trascorrono dal Natale fino alla festività.

La trama de La dodicesima notte narra la storia di due fratelli gemelli, Viola e Sebastian, naufragati sulle coste dell’Illiria, antica regione dei Balcani occidentali. Ciascuno dei due crede che l’altro sia morto nel naufragio.

NOTE DI REGIA: Il travestimento di una ragazza, da femmina a maschio, mette in subbuglio l’equilibrio, in realtà già precario, di una comunità. Viola diventa Cesario, e come tale attira la fiducia e scatena turbamento in Orsino, il giovane duca per cui lavora, che l’incarica di fare da messaggero d’amore per la giovane Olivia, che però, appena visto il giovane dall’aspetto efebico, decide di rompere ogni indugio sul disinteresse per gli uomini, e si dichiara innamorata di chi ignora si tratti di una donna, la quale, però, s’è segretamente innamorata del suo padrone. A tutti questi protagonisti di incroci, di pulsioni sessuali e sentimentali, si aggiunge il fratello gemello di Viola, Sebastian, che è identico alla sorella, pertanto c’è da ritenere che anch’egli abbia un aspetto efebico, e di cui è perdutamente innamorato Antonio, il misterioso uomo che lo ha salvato dal naufragio. Insomma un testo intriso di sesso che oggi definiremmo “fluido”, che, come asserisce il critico teatrale britannico Stephen Greenblatt, “potrebbe non farci finalmente comprendere la distinzione fondamentale tra uomini e donne”. Nel teatro rinascimentale, soprattutto in quello elisabettiano, non è certo il primo esempio di travestimento maschile di un personaggio femminile, ma in nessun altro gli accoppiamenti e i sentimenti si moltiplicano in maniera così caleidoscopica, tanto che sembrerebbe, quindi, che William Shakespeare si sia prodotto in un’opera che, più di tante altre, anticipa la cosiddetta tematica gender. Questa è stata, perciò, la mia ispirazione per quella che è la mia quarta regia dedicata ad un testo che mi accompagna sin dall’adolescenza, quando ho vissuto l’emozione della visione della regia firmata da Aldo Trionfo nel 1979.

Una versione, questa mia, che definisco “della senilità” e che si realizza grazie alla collaborazione con il Teatro Instabile di Napoli e l’Accademia del Teatro e Cinema di Ottaviano, entrambi diretti da Gianni Sallustro, e la Talentum Production di Marcello Radano, e in cui ho il piacere di dirigere, insieme allo stesso Sallustro, e la bravissima Nicla Tirozzi, ben undici giovanissimi attori. Proprio spinto dalla giovanissima età di gran parte degli interpreti, ho molto riflettuto su quanto scritto qui sopra, e, abbandonando quasi tutti i riferimenti filologici tipici del XVII secolo, ho voluto immergere lo spettacolo nei colorati e folli anni ’80 del secolo scorso, decennio che rappresentò un’importante svolta nei costumi occidentali, in cui quella distinzione fra sessi di cui parla Greenblatt è stata, per l’appunto, fortemente messa in discussione. Le iconografie di quel decennio, in gran parte prese in prestito dalle star del pop e del rock di allora, mi hanno dato l’opportunità di accentuare la caratteristica di quei personaggi, liberi e indifferenti agli steccati convenzionali, che amano spesso non corrisposti, con quell’amore che, come scrisse Oscar Wilde, “non osa pronunciare il suo nome”.  Nessuno, infatti, dei personaggi, è insensibile all’amore impossibile: Malvolio (Gianni Sallustro) non si ferma, con la sua fantasia, nemmeno di fronte al muro della differenza sociale e dell’età, e così Andrea e la sua improbabile passione per Olivia, che maschera, forse, quella autentica per Tobia che, a sua volta, sposa Maria (Nicla Tirozzi) solo per ringraziarla della burla ideata contro lo stesso Malvolio. Di Antonio, Sebastian, Olivia, Viola e Orsino abbiamo già parlato, ma anche Feste, il matto, ha, in questa mia versione, il suo riferimento amoroso in Fabiana, versione femminile dell’originale Fabiano, e così Valentino, il fido luogotenente di Orsino, che cela malamente la sua gelosia per l’interesse del padrone in Viola/Cesario. Amori difficili, che siano dettati da autentico sentimento o dalla fantasia, oppure anche dall’illusione o dall’interesse, ma che gridano, a voce alta, la libertà d’amare senza vergogna e senza condizionamenti sociali.

Sabato 12 aprile ore 20:00

Domenica 13 aprile ore18:00

Info e prenotazioni:

(whatsapp)   3383015465

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